







Questa mattina dopo aver aperto la finestra dell'albergo su una vista mozzafiato sui Pirenei innevati partenza da verso Cerét, paesino nell'interno sui Pirenei orentali dove giace felice uno dei musei d'arte moderna più belli che abbia mai visto. Opere di tantissimi artisti inizio e metà novecento, alcuni Chagall tra cui uno talmente colorato ed onirico che difficilmente ne dimenticherò i colori, ma soprattutto una collezione di tauromachie di Picasso da lasciare sbalorditi. Decine di ciotole dell'artista spagnolo decorate con motivi legati alle corride che seguiva in Spagna ed in tutto il sud della Francia.
Pranzo a Ceret con i vecchietti di passaggio che ci augurano un buon appetito in svariate lingue e maggy che mangia la pasta fredda col coltello (perché in rosticcieria avevano finito le forchettine di plastica)
Partenza poi alla volta della Spagna, nel Cap de Creus su strade panoramiche che si inerpicavano in questa splendida penisola e che hanno decisamente nauseato maggy, ma la vista dai vari punti panoramici è stata davvero favolosa.
Arrivo al monostella hotel Ubaldo di Cadaques che non ci offrirà la colazione che ci andremo a cercare altrove. Qui Dalì, uomo di buona famiglia, ha comparto una casa ed ha passato buona parte della sua vita e dove ha il suo studio, ma ci vuole la prenotazione per vederlo, forse domani faremo una capatina al teatro che ha trasformato in museo.
Tappa alla cattedrale che presenta una scultura lignea che occupava tutta l'abside nella sua altezza e nella sua larghezza, una scultura larga ha almeno 5 metri ed alta quanto tutta la chiesa, davvero imponente. Illuminazione del tutto alla modica cifra di 1 euro per qualche minuto.
Pomeriggio dedicato al cazzeggio atomico dopo giorni passati a scarpinare come matti per appagare la nostra voglia di vedere. Pausa in un baretto sul lungo mare di Cadaques dove ci siamo sbronzati mille sangira fenomenali e dove abbiamo parlato tanto italiano con Eni, il ventenne cuoco albanese cresciuto a Montegrotto Terme e che parla con mille accenti differenti e la sua capa che si è sposata un italiano e se lo è portato in Spagna.
Cena nello stesso posto a base di tapas e.... sangria sempre nello stesso luogo.
Internet trovata a sbafo da qualcuno che l'ha lasciata aperta (e che ringrazio pubblicamente).
Pranzo a Ceret con i vecchietti di passaggio che ci augurano un buon appetito in svariate lingue e maggy che mangia la pasta fredda col coltello (perché in rosticcieria avevano finito le forchettine di plastica)
Partenza poi alla volta della Spagna, nel Cap de Creus su strade panoramiche che si inerpicavano in questa splendida penisola e che hanno decisamente nauseato maggy, ma la vista dai vari punti panoramici è stata davvero favolosa.
Arrivo al monostella hotel Ubaldo di Cadaques che non ci offrirà la colazione che ci andremo a cercare altrove. Qui Dalì, uomo di buona famiglia, ha comparto una casa ed ha passato buona parte della sua vita e dove ha il suo studio, ma ci vuole la prenotazione per vederlo, forse domani faremo una capatina al teatro che ha trasformato in museo.
Tappa alla cattedrale che presenta una scultura lignea che occupava tutta l'abside nella sua altezza e nella sua larghezza, una scultura larga ha almeno 5 metri ed alta quanto tutta la chiesa, davvero imponente. Illuminazione del tutto alla modica cifra di 1 euro per qualche minuto.
Pomeriggio dedicato al cazzeggio atomico dopo giorni passati a scarpinare come matti per appagare la nostra voglia di vedere. Pausa in un baretto sul lungo mare di Cadaques dove ci siamo sbronzati mille sangira fenomenali e dove abbiamo parlato tanto italiano con Eni, il ventenne cuoco albanese cresciuto a Montegrotto Terme e che parla con mille accenti differenti e la sua capa che si è sposata un italiano e se lo è portato in Spagna.
Cena nello stesso posto a base di tapas e.... sangria sempre nello stesso luogo.
Internet trovata a sbafo da qualcuno che l'ha lasciata aperta (e che ringrazio pubblicamente).
Davvero felice che questo viaggio continui a fornirvi sorprese, gioie, buone novelle. Mi ricordi quando in Lambretta andammpo in Grecia. Ci fermammo in un baretto sperduto lungo un strana desolata e a buche. Vecchi molto vecchi bevevano Ouzo che ci offrirono con ricotta e cetrioli e poi vollero sapere di quella cicatrice che avevo sulla caviglia...
RispondiEliminaQuesto diario...che meraviglia. Emozionata per le vostre emozioni. Non so se sono le tue parole, le immagini, i desideri, i ricordi, la malinconia, la vecchiaia,quel che ho visto, quel che immagino, quel che non vedrò, quel che so e quel che non so, ma anch'io ora sono MOZZAFIATO. Per un gioco di specchi emerge quel che vorrei.
Con amore.
Non vedo l'ora di vedere tutte le foto che hai scattato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaCiao Tiziano,appena ho aperto la pagina del decimo giorno sono rimasto a bocca aperta,sei un grande fotografo,le tue foto non sono mai banali! Continua così. Mi dispiace per la situazione meteo,tutta Europa è sotto una tettoia di nuvole minacciose! Vi auguro buon proseguimento ragazzi. Un abbraccio e un bacio.
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