










E' ufficiale, i francesi sono strani come una spazzola per capelli senza denti. Oggi abbiamo affrontato Nimes con la pioggia che ci ha cortesemente raggiunti sul luogo.
Questa colonia nata grazie al dono di Giulio Cesare ai suoi centurioni per la campagna d'Egitto (il simbolo della città è infatti un coccodrillo ed una palma) mantiene al suo interno alcuni dei meglio conservati reperti d'epoca romana.
Prima tappa a Les Arenes, un anfiteatro romano quasi completo come pochi se ne possono ancora vedere in giro per il mondo, che ancora oggi viene utilizzato per le corride, ma non come quelle della Camargue, dove il toro non si uccide, qui si fanno vere e proprie corride con tanto di matador. Ad uno dei toreri più famosi è stata dedicata una statua proprio nella piazza dell'anfiteatro. Al suo interno (dell'Anfiteatro, non del torero) un' audioguida compresa nel prezzo, ci ha raccontato, sotto il ticchettio della pioggia, la storia della struttura dalla sua costruzione ad oggi passata per gladiatori e animali esotici, mura ed abitazioni medioevali, guerre di religione e tori sgozzati.
Dopo l'anfiteatro conservato davvero benissimo (non fosse per le onnipresenti impalcature per poter accogliere più spettatori possibile sulle gradinate durante le corride), ci siamo diretti verso il Tempio Romano dedicato ad Augusto (tempio qui conosciuto come Maison Carée), purtroppo nel bel mezzo di lavori di ristrutturazione, ma che ci ha fatto comunque godere dei suoi capitelli ancora perfetti e delle sue decorazioni incredibilmente mantenute. Al suo interno un cinema3D (!) dove ogni 25 minuti si può godere della visione di un filmato esplicativo della densa storia della città.
A questo punto, nel primo pomeriggio che ha visto la quasi incredibile cessazione delle precipitazioni, ci siamo diretti verso la Torre Magna, che ci ha fatto conoscere i Jardins del la Fountaine, giardini voluti da Luigi XV° e che rispecchiano il suo gusto orripilante, immense vasche d'acqua con oniriche fontane ornate da giganteschi putti che hanno perso la loro leggiadria. Ai lati dei giardini ed ai piedi della torre che nasce in alto su un promontorio il Tempio di Diana (in realtà si tratta di un tempio dedicato ad altri non meglio identificati dei) in gran parte ancora in piedi con decorazioni ancora apprezzabili, ma che giace tra la merda, il piscio ed i rifiuti. Nel magnifico recinto che la circonda, un paradisiaco ed intonso giardino di fiori con accanto appunto la struttura romana ridotta a marcescente e maleodorante piccionaia.
In cima al promontorio dei giardini, la Torre Magna dalla quale si gode del panorama della città (per la verità molto moderna) e della sua arena.
Dopo il tentativo di vedere la cattedrale, che abbiamo trovato proprio nel giorno di chiusura (domenica....), ci siamo diretti verso il Pont du Gard, un ponte ed acquedotto romano che è Patrimonio dell'Umanità e che i francesi utilizzano da trappola per turisti.
Se da una parte il Tempio di Diana giace nella merda e piscio di piccioni, uomini e cani, avvicinarsi al Pont du Gard è pressoché impossibile, almeno in auto. Quando arrivate vi si chiede una cifra forfettaria di 15 euro (!) per una giornata al ponte, comprensiva di visita ad un museo, ad una ludoteca dove parcheggiare i figli e altro, nessuno vi dice che l'accesso al ponte è gratuito. Difatti i furboni per spillarvi più pilla possibile, hanno reso impossibile il parcheggio nei 3 chilometri precedenti al loro parcheggio. Ovviamente un'unica via unisce il mondo al ponte. Essendo maggio abbiamo trovato per sghetto una piccola via laterale ad 1km circa di distanza con un divieto di sosta e di fermata grande quanto una casa, ma ce ne siamo fregati ed abbiamo fatto bene. Il ponte è davvero spettacolare e monumentale: Wikipedia riporta le proporzioni più meno giuste della cosa.
Di passaggio visita ad una cappella semi abbandonata nei pressi di Arles, città che faticheremo a dimenticare.
Cena di saluto alla Grignotte, che ci ha offerto un pollo che sembrava esser stato coccolato tutta la vita da quanto era morbido. Qui ho mangiato i cibi elaborati più buoni che abbia assaggiato fino ad ora.
Domani tappa verso la Linguadoca e Rossiglione ad Elne.
P.S.
Nelle foto di monumenti guardate le persone che ci sono intorno, spesso non si notano perché sono piccolissime, ma ci sono!
Questa colonia nata grazie al dono di Giulio Cesare ai suoi centurioni per la campagna d'Egitto (il simbolo della città è infatti un coccodrillo ed una palma) mantiene al suo interno alcuni dei meglio conservati reperti d'epoca romana.
Prima tappa a Les Arenes, un anfiteatro romano quasi completo come pochi se ne possono ancora vedere in giro per il mondo, che ancora oggi viene utilizzato per le corride, ma non come quelle della Camargue, dove il toro non si uccide, qui si fanno vere e proprie corride con tanto di matador. Ad uno dei toreri più famosi è stata dedicata una statua proprio nella piazza dell'anfiteatro. Al suo interno (dell'Anfiteatro, non del torero) un' audioguida compresa nel prezzo, ci ha raccontato, sotto il ticchettio della pioggia, la storia della struttura dalla sua costruzione ad oggi passata per gladiatori e animali esotici, mura ed abitazioni medioevali, guerre di religione e tori sgozzati.
Dopo l'anfiteatro conservato davvero benissimo (non fosse per le onnipresenti impalcature per poter accogliere più spettatori possibile sulle gradinate durante le corride), ci siamo diretti verso il Tempio Romano dedicato ad Augusto (tempio qui conosciuto come Maison Carée), purtroppo nel bel mezzo di lavori di ristrutturazione, ma che ci ha fatto comunque godere dei suoi capitelli ancora perfetti e delle sue decorazioni incredibilmente mantenute. Al suo interno un cinema3D (!) dove ogni 25 minuti si può godere della visione di un filmato esplicativo della densa storia della città.
A questo punto, nel primo pomeriggio che ha visto la quasi incredibile cessazione delle precipitazioni, ci siamo diretti verso la Torre Magna, che ci ha fatto conoscere i Jardins del la Fountaine, giardini voluti da Luigi XV° e che rispecchiano il suo gusto orripilante, immense vasche d'acqua con oniriche fontane ornate da giganteschi putti che hanno perso la loro leggiadria. Ai lati dei giardini ed ai piedi della torre che nasce in alto su un promontorio il Tempio di Diana (in realtà si tratta di un tempio dedicato ad altri non meglio identificati dei) in gran parte ancora in piedi con decorazioni ancora apprezzabili, ma che giace tra la merda, il piscio ed i rifiuti. Nel magnifico recinto che la circonda, un paradisiaco ed intonso giardino di fiori con accanto appunto la struttura romana ridotta a marcescente e maleodorante piccionaia.
In cima al promontorio dei giardini, la Torre Magna dalla quale si gode del panorama della città (per la verità molto moderna) e della sua arena.
Dopo il tentativo di vedere la cattedrale, che abbiamo trovato proprio nel giorno di chiusura (domenica....), ci siamo diretti verso il Pont du Gard, un ponte ed acquedotto romano che è Patrimonio dell'Umanità e che i francesi utilizzano da trappola per turisti.
Se da una parte il Tempio di Diana giace nella merda e piscio di piccioni, uomini e cani, avvicinarsi al Pont du Gard è pressoché impossibile, almeno in auto. Quando arrivate vi si chiede una cifra forfettaria di 15 euro (!) per una giornata al ponte, comprensiva di visita ad un museo, ad una ludoteca dove parcheggiare i figli e altro, nessuno vi dice che l'accesso al ponte è gratuito. Difatti i furboni per spillarvi più pilla possibile, hanno reso impossibile il parcheggio nei 3 chilometri precedenti al loro parcheggio. Ovviamente un'unica via unisce il mondo al ponte. Essendo maggio abbiamo trovato per sghetto una piccola via laterale ad 1km circa di distanza con un divieto di sosta e di fermata grande quanto una casa, ma ce ne siamo fregati ed abbiamo fatto bene. Il ponte è davvero spettacolare e monumentale: Wikipedia riporta le proporzioni più meno giuste della cosa.
- Arcata inferiore: 6 archi, 142 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza, 22 metri di altezza.
- Arcata intermedia: 11 archi, 242 metri di lunghezza, 4 metri di larghezza, 20 metri di altezza.
- Arcata superiore: 35 archi, 275 metri di lunghezza, 3 metri di larghezza, 7 metri di altezza.
Di passaggio visita ad una cappella semi abbandonata nei pressi di Arles, città che faticheremo a dimenticare.
Cena di saluto alla Grignotte, che ci ha offerto un pollo che sembrava esser stato coccolato tutta la vita da quanto era morbido. Qui ho mangiato i cibi elaborati più buoni che abbia assaggiato fino ad ora.
Domani tappa verso la Linguadoca e Rossiglione ad Elne.
P.S.
Nelle foto di monumenti guardate le persone che ci sono intorno, spesso non si notano perché sono piccolissime, ma ci sono!
Grazie. Riguardando le foto degli altri giorni, quella dello scontro fra fenicottero e anatra...strabella.... Oi, come mai gli omini sembrano formichine?..a parte voi, naturalmente!
RispondiEliminaHo temuto che ti avrebbero trattenuto credendo che il toro fosse scappato!
Bella giornata davvero!
Buona notte!